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La Ph.oto e la graPh.ia

Luana-CamerinoThere are two kinds of light — the glow that illumines, and the glare that obscures.

– James Thurber –

La luce è il fondamento della fotografia e spesso è il grande trascurato da molti fotografi, specialmente quelli costretti alle luci naturali o d’ambiente, occupati ad affrontare i mille altri problemi che gli pone la fotografia. Trattare e scegliere come catturare la luce può far la differenza più di un obiettivo blasonato o un sensore/pellicola eccellenti: spesso la foto è ben più importante della grafia per una buona fotografia.

La luce è un’onda elettromagnetica che viene rifratta dalle lenti di un obiettivo al fine di focalizzare l’immagine sul piano focale ma anche riflessa. Se la luce è troppo diretta e troppo intensa o al contrario troppo diffusa e di sbieco sull’obiettivo si avrà una generale, più o meno vistosa a seconda dell’obiettivo, perdita di qualità d’immagine (nitidezza, colori) ed artefatti poco simpatici (aloni, chiamati flare, e repliche delle fonti luminose, chiamati ghost).

Per evitare la cosa nel corso degli anni le case costruttrici si sono impegnate a modificare i vetri e pianificare trattamenti onde minimizzare questi effetti. L’approccio è soprattutto duplice: cercare un trattamento superficiale che eviti il “rimbalzo” dell’onda luminosa (per i fisici lì fuori, si frappone un film di materiale con indice di rifrazione intermedio fra il vetro ottico e l’aria così da minimizzare l’effetto di riflessione), ed assorbire la luce che non percorre diligentemente il cammino desiderato dal progettista, da piccolo mi sono sempre chiesto come mai molti obiettivi non avessero dei riflessi bianchi. In realtà quello che è cambiato fra gli obiettivi degli anni ’70 e quelli odierni, specialmente per i pregiati Zeiss e Leica, è soprattutto questo “particolare” costruttivo più che lo schema ottico stesso, tuttavia determinando un passo avanti sensibile della qualità ottica. Storicamente l’S.M.C. di Pentax è stato un deciso passo avanti, anche se ora ha probabilmente ceduto il passo alle altre case.

Più gli obiettivi sono pregiati, più questi trattamenti sono sofisticati e curati, specialmente in quei dettagli invisibili ma fondamentali che in questi casi fanno la differenza (come la verniciatura interna del barilotto e delle giunzioni delle lenti) ma in ogni caso è impossibile eliminare completamente tale effetto ed un uso sapiente di attrezzatura meno dotata può determinare risultati ugualmente appaganti.

Spesso infatti, specialmente ora che la fotografia si avvicina all’elettronica di consumo, si tende a pensare di risolvere i problemi fotografici col portafogli prima che col cervello, innescando quella che in musica viene chiamata GAS: Gear Acquisition Syndrome, ovvero sindrome da acquisizione di attrezzatura.

Ho fatto la semplice domanda “Quanto credete che un fotoamatore debba spendere in attrezzatura per coltivare dignitosamente la propria passione?” presso 4 famose communityfotografiche, un terzo dei 90 partecipanti al sondaggio (al momento) ha risposto “più di 2500€” . Personalmente considerare non dignitoso per un fotoamatore un’attrezzatura al di sotto dei 5 vecchi milioni di lire mi sembra quasi un insulto e mi pare francamente pazzesco che i soldi necessari a comprare LeicaM+Summicron M 35mm siano considerati appena “dignitosi” da una grossa fetta di fotoamatori, ma d’altronde anche prima di lanciare il sondaggio non avevo dubbi sul risultato.

Che siano necessarie lente e attrezzature blasonate per ottenere buoni scatti è una storiella vecchia come il mondo fotografico, ma grazie alla diffusione capillare di informazioni via forum, blog…etc… l’invidia da attrezzatura e la convizione che sia stata quella, prima del fotografo, a produrre gli scatti lentamente ha portato la comunità fotografica a considerare indispensabili attrezzature a mio parere esagerate. Lo scatto in articolo, per la cronaca, è stato scattato con una 400D + 50mm Canon F/1.8, attrezzatura che solo il 5% dei partecipanti al sondaggio considera sufficiente per un “vero fotoamatore”. Prendere la luce non frontalmente, ma ponendosi di sbieco intercettando solo la luce diffusa ha permesso di minizzare i riflessi e di ottenere un’immagine con colori netti e precisi, ottima nitidezza e bokeh anche con l’obiettivo più economico in assoluto in catalogo Canon. Una foto come quella spinge al massimo molti limiti dell’attrezzatura (e si vede), ma questo non impedisce di ottenere un’immagine appagante e divertirsi, coltivando in modo genuino una passione e questo dovrebbe l’unico scopo di ogni amatore, poi il resto è optional…

James Thurber

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Categorie:Ph.oto Tag:, ,
  1. novembre 19, 2009 alle 1:28 pm

    Dico la mia solita ovvietà: preferisco una mostra di un artista che ha scattato con un cellulare, ben sapendo quel che voleva dire con tali scatti, a quella di un artigiano, che non dice nulla di sé usando il grande formato.

    Amen. ^^

    yours

    MAURO

  2. novembre 19, 2009 alle 7:46 pm

    Anche senza andare all’esagerazione del cellulare (sempre valida. L’arte è arte in quanto contenuto, non in quanto vacua forma, come qui ho ribadito fin dal primo post) comunque una vecchia analogica, caricata con una pellicola decente, comunque rappresenta un’opportunità anche qualitativa migliore di qualsiasi Digireflex strasborona col meraviglioso 18-tanto F/3.5-buiopesto in kit.

    Se sei un’amatore della fotografia del dingo-dingo, auto-tutto, espo-cavolo, ISO-troppo te ne dovrebbe fregare una mazza.
    Eppure solo il 7% degli utenti di questi forumazzi afferma che per fare dignitosamente il fotoamatore servano meno di 600€ (600€ neh, mica 2 lire. Se compri una Leica R con due ottiche ti costa meno!) e solo il 3% osa scendere sotto la soglia dei 300€ (ovvero appoggia il mio discorso).

    E Perchè? Perchè Canon, Nikon & derivati ti infarciscono le macchine dei loro “optional di lusso”, ti fan credere che un obiettivo senza USM, IS, L, blabla sia “roba per principianti, mica per veri amatori!” e quindi ti rifila ciofeche ottiche infarcite di queste cazzate che gli costano 2 lire al prezzo di uno Zeiss e d’altronde l’amatore ci crede.

    Questa mi pare francamente l’apologia del consumismo sfrenato, più che della tecnica fotografica e ovviamente la morte della fotografia.

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