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Ph.oto e Tecnica

Ph.oto parla di fotografia e cinematografia (che poi, in fondo in fondo, sono la stessa cosa).
Essi sono due mezzi artistici abbastanza tecnici, se confrontati con la pittura, la scultura e altre mezzi artistici visuali e non.
Attenzione al termine “mezzo artistico”, ci tengo: è innanzitutto il contenuto che fa l’arte, non il mezzo! “Behind the Gare St. Lazare” di HCB è arte, la fotografia non lo è, come non è l’affresco ma la Cappella Sistina è una gran bella opera d’Arte.

La tecnica fotografica è complicata e sfaccettata, scrivere (grafia) con la luce (foto) è un affare complesso. Tale luce va sostanzialmente convogliata, utilizzando un sistema ottico, in un luogo preposto alla sua registrazione, sia esso sensore digitale o pellicola chimica e infine interpretata in camera oscura o camera chiara (così sono chiamati i nuovi sistemi di sviluppo dell’immagine digitale).
Nel corso degli anni la tecnica che ha reso sempre di più possibile lo slegare il ruolo di tecnico dal ruolo di fotografo/operatore. La prima fotografia a colori è stata realizzata da Maxwell in persona, matematico e fisico padre dell’elettromagnetismo, così come agli albori del cinema gli operatori erano gli ingegneri stessi che progettavano le cineprese, unici a poterne conoscere con destrezza il funzionamento.
Oggi per scattare una fotografia non è più necessario conoscere alcunchè se non poche, semplicissime, regoline codificate nei manuali (e spesso neanche quello), e a quello che non pensa una “corretta” (passatemi il termine) esposizione ci penserà Photoshop!
Questo non delegittima assolutamente la bravura o le potenzialità del mezzo artistico, tutt’altro! Quello che pochi sono in grado di fare in camera oscura ora è alla portata di tutti in camera chiara, invece separa ulteriormente la figura del tecnico e dell’artista e determina che l’artista abbia potenzialmente tutti gli strumenti per ottenere il risultato desiderato senza essere costretto a diventare un tecnico specialista.
Tuttavia, io che sono nato tecnico, sento l’intima necessità di capire il funzionamento di ciò che uso e sono convinto che nulla di male può venire, anche dal punto di vista artistico, da una comprensione più profonda del mezzo.

Ho voluto incentrare il primo post sulle relazioni fra tecnica e arte nella fotografia giusto per inquadrare un po’ l’orientamento della sessione che terrà in conto entrambi gli aspetti. Raramente ho visto questo argomento essere trattato con equilibrio, soppesando i due ruoli. Troppo spesso dei tecnici della foto si spacciano per artisti e artisti sostengono che la tecnica non sia importante.
Questo tema sarà quindi un po’ il fil-rouge della sezione (che ovviamente sarà anche riempita da discussioni prettamente artistiche e altre prettamente tecniche) essendo secondo me un argomento attualissimo ed estremamente importante in fotografia, ma non trattato adeguatamente.

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  1. ottobre 29, 2009 alle 8:25 am

    Mi trovi d’accordo su questa tua disertazione. D’altra parte come si può pretendere di comunicare – comunicarsi – se non si conosce l’alfabeto accettato comunemente? E che presunzione altissima dichiarare di voler rompere con questo alfabeto, semplicemente perché lo si ignora.
    Ti seguo André, e dove potrò dirò la mia. Ma temo starò troppo spesso in religioso silenzio ad ascoltare… 😉

    A presto

    yours

    MAURO

    • ottobre 29, 2009 alle 9:36 pm

      Aspetta un secondo Mauro,
      Il linguaggio della fotografia è quello artistico-figurativo ed in quello bisogna essere maestri per essere buoni fotografi. La sapienza tecnica, a volte, può limitarsi a diaframma/otturatore/ASA e a volte neanche a quello.
      Tuttavia la tecnica e il suo linguaggio, se usate con prudenza, rimangono una via interessante per sviluppare un certo tipo di cultura fotografica.
      Non è indispensabile sapere che un grand’angolo molto spinto ha un certo effetto sulla scena per fare una buona fotografia con tale grand’angolo, tuttavia diciamo che è utile e ti rende consapevole anche tecnicamente, oltre che artisticamente.

      Mi raccomando, intervieni quanto puoi che ci tengo! 😉

      Ciao
      Andrea

  2. ottobre 31, 2009 alle 9:31 am

    Chiaramente non è indispensabile sapere di tecnica per vivere. D’altra parte l’arte è inutile, no? Lo diceva Wilde, in una sorta di provocazione espressa a metà, ma quel che più conta è che lo sento, e quindi esprimo, io (egoismo creativo).
    Talmente inutile che diviene – si rende, la rendiamo, E’ necessariamente – necessaria. Dicotomia generatrice. Big bang di oppositi. Il solito cerchio che ritorna in metafore nuove.

    Mi piace scrivere qui, so a chi sto scrivendo e posso concedermi anche l’incoerenza di un poeta fallito.
    Me ne scuso da subito amico mio. Per questo e per futuri messaggi della stessa -pessima- risma.

    yours

    MAURO

  3. ottobre 31, 2009 alle 9:36 am

    Oppositi=opposti.
    Anche se il termine che ha scelto la tastiera, in una fluttuazione quatistica infausta, è molto più musicale.

    Mi fa riflettere sul mio futuro di musicista… 0__0

    yours

    MAURO 😉

  4. ottobre 31, 2009 alle 5:21 pm

    ahahah
    Mauro fai tutto da solo! 😉
    Il tuo futuro da musicista mi auguro sia fulgido addirittura più del passato! 😉

    A presto su questi schermi…

    Andrea

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